Cassino, infermiera 34enne muore nel sonno per un malore improvviso, dormiva accanto alla figlia di soli 4 mesi

Un'infermiera di 34 anni è morta improvvisamente nel sonno a Cassino, accanto alla figlia di quattro mesi. I genitori hanno presentato denuncia per accertare le cause.

Un’infermiera di 34 anni è morta improvvisamente nel sonno a Cassino, accanto alla figlia di quattro mesi. I genitori hanno presentato denuncia per accertare le cause.

Tragica scoperta in famiglia

Una tragedia ha colpito la città di Cassino, dove un’infermiera di 34 anni, in servizio all’ospedale Santa Scolastica, è morta inaspettatamente nel sonno.

La donna è stata trovata senza vita accanto alla sua secondogenita di soli quattro mesi. Il marito ha fatto la scoperta e ha immediatamente allertato i servizi di emergenza, che però non hanno potuto fare altro che constatare il decesso della loro collega.

Questo evento improvviso ha lasciato la famiglia e la comunità in uno stato di profondo dolore e incredulità.

Indagine in corso per chiarire le cause

I genitori dell’infermiera, che erano a Cassino per assistere la figlia dopo la nascita della seconda bambina, hanno presentato una denuncia contro ignoti per chiarire le circostanze del decesso.

L’indagine, condotta dalla Procura della Repubblica di Cassino, mira a determinare le cause esatte della morte. La Procura ha già richiesto l’acquisizione delle cartelle cliniche dell’infermiera e si riserva di disporre un’autopsia per approfondire gli accertamenti.

Background della vittima e riservatezza sulla salute

L’infermiera, originaria dell’ospedale di Siena, si trovava a Cassino da un paio d’anni, avendo richiesto il trasferimento per seguire il compagno che lavora in città. Secondo il dottor Mario Fabi, direttore sanitario dell’ospedale Santa Scolastica, non c’erano stati contatti con lei da circa un anno, da quando aveva lasciato temporaneamente il lavoro per la seconda gravidanza.

Durante la gravidanza, l’infermiera aveva scoperto di soffrire di una patologia tiroidea, mantenendo però il massimo riserbo sulla sua condizione, tanto che nemmeno le sue colleghe ne erano a conoscenza. Anche i genitori sapevano solo di alcuni valori alterati, ma la figlia aveva minimizzato la gravità della situazione.

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